Il problema dei Rifiuti: K2 una scalata insostenibile

Il problema dei rifiuti è un problema che da sempre occupa le pagine dei giornali e la coscienza dei cittadini più consapevoli, ma forse mai avremmo pensato che sarebbe arrivato così in alto. Il K2, la vetta tanto ambita da milioni di scalatori è diventata una montagna di rifiuti. Ma come siamo arrivati a questo punto?

K2 – Numeri da record


Il k2, abbreviazione di Karakorum 2, al confine tra Cina e Pakistan, con un’altezza di 8609,02 m, è considerata la seconda vetta più alta del mondo, ma la prima in fatto di difficoltà e allora come sono arrivati i rifiuti fin lassù? La realtà purtroppo è che le immagini che arrivano ci sbattono in faccia la grande inciviltà anche di chi dice di amare la natura. 

Ogni anno arrivano più alpinisti. Con loro crescono anche i rifiuti e la difficoltà di gestione dei campi base. Indicativamente sulla montagna si muovono tra i 150 e i 250 alpinisti per una permanenza media di 45 giorni durante la stagione di scalata, tra metà giugno e metà agosto. Tuttavia, lungo il trekking, tra escursionisti, portatori e personale di staff, il numero cresce fino a sfiorare le 10000 presenze, che circolano nell’area per un paio di settimane: si tratta di una pressione antropica difficile e problematica da gestire, considerando che si sta parlando di un ghiacciaio lungo più di 80 km e di campi base oltre i 5000 metri di quota.

La scalata del k2: l’altezza dell’inciviltà

Ogni alpinista paga una tassa di 200 dollari per entrare nel parco. Le autorità usano questi fondi per la pulizia del ghiacciaio e dei campi base, ma non basta. Sul Baltoro la gestione dei rifiuti è molto più complessa rispetto ad altri Ottomila. I portatori devono trasportarli per oltre 60 chilometri prima di separarli e stoccarli a valle. Solo lì vengono separati e stoccati: pensate che solo nelle toilette installate vengono raccolti ogni anno oltre 2,5 tonnellate di escrementi umani da trasportare fuori dal ghiacciaio!

Immagine di un terreno dove è evidente il problema dei rifiuti

Il problema dei rifiuti

  • Impatto ambientale: i rifiuti non solo deturpano il paesaggio, ma rappresentano una minaccia per l’ambiente, soprattutto considerando che i ghiacciai del Karakorum sono un’importante riserva d’acqua; 
  • Quantità e tipologia: al Campo 2 gli alpinisti hanno abbandonato bottiglie, tende e corde. Il Corriere della Sera ha riportato la notizia su Facebook. Anche al campo base la situazione è critica: diverse spedizioni hanno segnalato vere e proprie “discariche”.

Cosa si è fatto finora?

Il problema non è nuovo, tanto che nel 1990 partì la spedizione Free K2 – che riportò a valle, oltre a quasi tre tonnellate di rifiuti solidi, anche dieci chilometri di corde fisse, abbandonate dalle precedenti spedizioni. 

Di tanto in tanto associazioni ecologiste organizzano delle spedizioni per rimuovere la spazzatura lasciata dagli incivili, ma è evidente che vi è una gestione alquanto superficiale. 

Le proposte per il futuro

Con questo quadro in mente Carlo Alberto Pinelli, Accademico del CAI e Presidente Onorario di Mountain Wilderness International, ha recentemente proposto un convegno internazionale sulle azioni per ridurre l’impatto degli scalatori sul mondo dell’alta quota, dirigendo in particolare l’obiettivo sul K2, per la sua importanza alpinistica e per il rilievo iconografico che riveste nell’immaginario collettivo.

 Il 24 agosto del 2025 il Club Alpino Italiano ha quindi annunciato la missione di Survey Ambientale “Baltoro 2025”. La missione, partita nei mesi scorsi, è stata ricevuta dall’ambasciatrice italiana in Pakistan Marilina Armellin, ed è in seguito volata a Skardu da dove inizierà il viaggio sul Baltoro.

Ancora Pinelli: “Un Convegno Internazionale per approfondire questo complesso problema dovrebbe individuare possibili e non utopistiche soluzioni sulle quali concentrarsi. Ma per evitare che il Convegno si riduca a una serie di affermazioni di principio, tanto generiche quanto inefficaci, abbiamo deciso di inviare Umberto Villotta, anche lui Accademico, in Pakistan per compiere una vera e propria inchiesta sul terreno, con l’assistenza del presidente della sezione Pakistana di Mountain Wilderness, Afzel Sherazee”.

Le regole necessarie nella gestione dei rifiuti

Come sottolineato da diversi attivisti e amanti della montagna, è necessario introdurre norme precise e pene severe per chi non rispetta l’ecosistema dell’imponente vetta.

In base a un recente regolamento delle autorità nepalesi, chi scala il Monte Everest è obbligato a portare con sé i sacchetti biodegradabili per le feci e a smaltire correttamente i propri rifiuti. Una regola che potrebbe essere applicata anche al K2, prima che il suo paesaggio venga completamente stravolto da cumuli di immondizia. (greenme.it).

Bisogna che le spedizioni e i trekking si attivino per eliminare tutti gli imballaggi inutili prima di mettere i viveri e i materiali nei bidoni. Deve diventare un compito preciso del responsabile logistico: tutte le confezioni comportano una inutile quantità di carta e plastica. 

Dall’anno prossimo, il parco, introdurrà un deposito, da lasciare prima di entrare, con una lista del materiale introdotto che poi verrà controllato in uscita anche le quantità di rifiuti prodotti che devono essere portati fuori.

Uno sguardo al futuro

Nel 2034, si celebrerà ottantesimo anniversario della prima scalata. Quale potrebbe essere il modo più efficace per celebrarlo? Replicare ancora una volta un meccanismo mediatico-commerciale oppure promuovere una spedizione finalizzata a ripulire la montagna dalla spazzatura lasciata – più o meno volontariamente – da chi nel tempo ha tentato di raggiungere la vetta? La realtà è che le campagne di raccolta fondi per organizzare a posteriori le pulizie sono spesso un sistema più di marketing che efficace: raccogliere 150 chili sul K2 è veramente un granello di sabbia, nei progetti di gestione del parco sono state effettuate varie campagne con i risultati di 700/ 1000 chili per Ottomila e quest’anno anche il Parco ne ha realizzata una sul K2 a fine stagione.

Dobbiamo imparare ad andare sugli Ottomila in una maniera diversa, attenta all’ambiente e non solo al risultato. 

Forse il vero limite non è nei 8611 metri del K2, ma nella nostra capacità di rispettare ciò che tocchiamo.

Ogni passo lasciato sulla neve racconta chi siamo davvero.

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