Diciamoci la verità diventare più sostenibili non è facile. In una società centrata sul consumismo, sull’ultimo modello di iPhone, sull’apparenza invece che sull’essere, tutto diventa più complesso. Seguiamo le Green influencer che ci parlano di vestiti usati (solo la frase ci sa di vecchio), scrivono libri con ricette vegane (che poi questi vegani che chiamano il latte di mandorla latte, anche se non è di latte, già ci fa già girare le scatole) e dei 4 pilastri di una vita più sostenibile. Insomma ci ritroviamo nel bivio del “ma poi anche se io smettessi di comprare l’acqua in bottiglia, ci sarebbero comunque i cinesi ad inquinare al mio posto!”. E così limitiamo il nostro cambiamento verso una vita più sostenibile alla differenziata dentro casa, finché ci è comodo, perché poi ci devono spiegare dove accidenti buttare gli scontrini dei negozi e già non vanno nella carta come molti credono, ma nell’indifferenziato.
E allora ci arrendiamo, gettiamo la spugna (attenzione! va nell’indifferenziato, salvo che non sia di luffa e ci catapultiamo a comprare l’ennesima maglia nel sito si Shein e sti cazzi se poi è stata realizzata dal bambino indiano con le mani piccole, ma vuoi mettere i 5€ spesi su Shein contro gli 80€ di un qualsiasi sito ecologista?
Il percorso verso una vita più sostenibile in realtà è un vero e proprio percorso di rinascita personale, dobbiamo partire letteralmente da noi stessi, smettere di guardare gli “Eco influencer” (a parte me s’intende), che sono già “arrivate” e partire da ciò che vogliamo per noi stessi e non guardare semplicemente al futuro.
Come sono diventata vegetariana
Ho smesso di mangiare carne ormai più di 30 anni fa, quando ancora non si parlava di ecologia, quando la carne era ancora sana (o meglio credevamo che lo fosse), non si conoscevano gli effetti degli allevamenti intensivi e no, non l’ho fatto per amore degli animali. Il mio è stato un percorso di crescita personale. Vi siete mai chiesti cos’è la cosa che più vi fa soffrire nella vita? perdere una persona cara, perdere il lavoro, lasciare la propria casa. Questi erano i miei pensieri. La perdita è ciò che ci fa stare male. La vita che ci siamo costruiti è totalmente attaccata al materiale e il dolore è generato dalla perdita. Lo so direte “cosa c’entra questo con la carne?” ci arrivo tranquilli. A 17 anni mi sono fatta una domanda, assieme a tante altre, ma non mi bastava farmi le domande, avevo bisogno di risposte. Se il dolore è causato dalla perdita, da ciò che lasciamo, sarò allora in grado di superare la perdita? sarò in grado di lasciar andare qualcosa che amo? bene! dovevo trovare qualcosa che mi piacesse e che dovevo essere in grado di lasciar andare. A 17 anni la cosa che più avevo alla mia portata da lasciar andare è stata la CARNE. Si lo so sono strana starete pensando e forse avete ragione.
Com’è stato abbandonare la carne?
Il mio percorso da vegetariana è stato difficilissimo, ma pianificato. Per prima cosa ho iniziato limitandomi alle sole carni bianche, riducendo il consumo, ho studiato le composizioni per gli alimenti per creare una dieta vegetariana equilibrata, e poi ho stabilito una data. Non la ricordo di preciso, ma avevo compiuto 18 anni e mi sentivo pronta a prendere le mie decisioni. L’ostruzionismo di mia madre è partito subito in calcio d’angolo, iniziò a cucinarmi tutto ciò che mi piaceva. Ricordo ancora l’acquolina in bocca davanti ai piatti che mi passavano sotto il naso, ma sono riuscita a resistere. Sono stata forte e ho vinto!
E dopo che è successo?
Dopo mesi di rinuncia ho capito qual era il mio piatto preferito, quello più difficile da lasciar andare, le polpette al sugo! le ho ricercate in formato vegetale in tutte le versioni, ma questa prova è stata fondamentale per me. Mi è servita per capire che posso rinunciare. Mi è servito per capire che dentro di me (ma lo so, anche dentro di voi) abbiamo tutti gli strumenti per lasciar andare, per rinventarci. Vi starete chiedendo “perché poi non abbia ripreso a mangiarla superata la prova?”: perché poi ci fu lo scandalo della lingua blu! non tutti forse la ricordano, ma fu il primo scandalo sulla carne proveniente dagli allevamenti intensivi e ricordo ancora la preoccupazione che si respirava in casa, “l’avremo mangiata?” bene io non avevo questa preoccupazione e questo mi diede la motivazione per proseguire e capire che ero sulla strada giusta.
Come iniziare una vita più sostenibile.
Vi ho fatto il mio esempio solo per farvi capire che, sostenibilità ambientale e personale, non dev’essere per forza un discorso di carattere globale, ma può avere dei risvolti anche di rinascita personale. Prendete l’acqua in bottiglia, ormai tutti sappiamo che contiene delle microplastiche, così come i contenitori di plastica per alimenti, se riscaldati possono rilasciarle e allora, li cambiamo tutti? si! ma non necessariamente tutto dev’essere fatto contemporaneamente. Il cambiamento è un percorso, lasciar andare richiede uno sforzo, ma potresti anche scoprire che alcuni di questi potrebbero portare dei vantaggi personali anche immediati, come il risparmio.
Le famiglie sempre più povere
Ormai le famiglie italiane sono sempre più povere, fare la spesa sta diventando un salasso e la sostenibilità potrebbe venirci incontro. Ad esempio, sapevi che le bucce di cipolle potevano essere essiccate e tritate per essere utilizzate come spezia per insaporire zuppe e frittate? O che gli scarti delle verdure, come le foglie del cavolo, potevano essere cucinate? insomma quante cose buttiamo che ancora possono essere utilizzate, oppure spendiamo tanti soldi per l’ultimo sgrassatore super blasonato quando invece possiamo realizzarlo a casa con il sapone al costo di 50 centesimi? vuoi qualche altro esempio di risparmio e di comportamenti ecosostenibili?
Smetti di utilizzare il tovagliolo di carta
Riduci l’utilizzo della carta in cucina usando dei piccoli asciugamani (puoi tagliare ad esempio un vecchio asciugamano
Non buttare le bucce delle arance, ma mettile ad essiccare all’aria e usale per insaporire le tue tisane
Sostenibilità, ambiente e crescita personale
Spero di essere riuscita a darti qualche spunto (altrimenti che green influencer sarei?) e di averti fatto capire che sostenibilità non significa semplicemente fare bene al nostro pianeta, ma prima di tutto fare bene a noi stessi. Perché non può esistere una sostenibilità ambientale senza una consapevolezza personale e uno sviluppo di abitudini positive. Solo così renderai il tuo giardino un posto migliore, regalando contemporaneamente al mondo un ambiente più equo, resiliente e in armonia.
Perché alla fine siamo tutti interconnessi e possiamo diventare tutti green influencer, perché la nostra goccia può salvare l’ambiente, ma soprattutto noi stessi.
E tu hai iniziato il tuo percorso di rinascita personale?